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SOSTENIBILITÀ

Massimo impatto sui consumatori,
minimo impatto sull’ambiente.

8 maggio 2015

I pomodori nostrani messi in pericolo da una larva di insetto che arriva da Giappone

La via etica e sostenibile per difendere piante e ortaggi dal pericolo dei nuovi insetti

Che sta succedendo alla nostra terra? Non parliamo di Gaia il pianeta, ma proprio della terra dove crescono le piante e gli ortaggi. Oltre agli attacchi del batterio “Xylella fastidiosa” a danno degli ulivi e degli agrumi, ora la nuova emergenza è la presenza delle larve della “Popillia japonica”: l’insetto che potenzialmente potrebbe mangiare le radici di 295 specie vegetali, di cui almeno cento di forte interesse economico, come il mais, la vite, il pomodoro, i meli, i fiori…

Purtroppo le condizioni climatiche attuali e l’inverno poco freddo appena trascorso, sembrano essere le circostanze ideali per il proliferare di tali batteri.
La prima domanda che si pongono i produttori è sempre “da dove arrivano?” Ma forse non è la domanda giusta per poter risolvere il problema. In un mondo dove la logistica, la movimentazione di merci e le migrazioni delle persone sono inarrestabili non è credibile cercare di bloccare a monte l’arrivo dei parassiti. Probabilmente non ci sarebbero solo impedimenti reali, ma anche costi troppo elevati.
Forse la domanda a cui rispondere prima è: “come fermare il loro proliferare?” Con le nuove tecnologie, con insetticidi e pesticidi? La risposta va probabilmente cercata in quei comportamenti etici e sostenibili che rafforzano il biosistema fornendo delle armi naturali o poco impattanti in grado di creare quelle condizioni fisico-chimiche tali da aiutare le piante nell’autodifesa.

Se questo è lo scenario in cui si decide di intervenire allora la seconda domanda è effettivamente scoprire da dove viene il parassita perché è nel Paese di origine dove va cercato e da qui importato l’antagonista naturale. Di pari passo vanno rafforzate le difese naturali delle piante e utilizzati sistemi anche meccanici di supporto.
Non si può ovviamente nascondere che questo percorso richieda ricerche, finanziamenti, sostegno agli agricoltori e inevitabilmente tempi lunghi, ma l’esperienza ci insegna che il primo obiettivo delle imprese del settore food è ridurre al massimo i rischi legati alla sicurezza alimentare, come il legislatore ha tante volte rimarcato. La strada può e deve essere anche in questo contesto etica, sostenibile, comprensibile e accettabile in una prospettiva sempre diretta alla tutela dei nostri consumatori.

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