We are apologize for the inconvenience but you need to download
more modern browser in order to be able to browse our page

SOSTENIBILITÀ

Massimo impatto sui consumatori,
minimo impatto sull’ambiente.

20 novembre 2015

Il Gruppo Fumagalli verso una filiera biologica all’insegna del benessere animale

Un allevamento di proprietà per produrre salumi certificati bio, con la garanzia del controllo totale di filiera.

Cresce il numero di consumatori che nella scelta degli alimenti chiede ai produttori garanzia di naturalezza, benessere animale e rispetto dell’ambiente.
Per questo motivo, già nel 2006, il Gruppo Fumagalli ha affiancato alla produzione tradizionale una linea di prodotti biologici.
Ora l’azienda è pronta a introdurre una filiera dedicata interamente al biologico che, nel caso dei suini, significa gestire il ciclo di vita di ogni animale, dalla nascita all’allevamento e fino alla trasformazione, rispettando ferree norme comunitarie.

La certificazione biologica impone una rigorosa selezione degli allevamenti, spazi più ampi per gli animali, la somministrazione di alimenti biologici e trattamenti sanitari estremamente restrittivi e controllati.
“L’incidenza di mortalità negli allevamenti biologici – spiega Pietro Pizzagalli, responsabile degli allevamenti Fumagalli – è più alta rispetto agli allevamenti non bio perché c’è una gestione delle cure farmacologiche abbastanza restrittiva anche se è comunque previsto, se necessario, il trattamento degli animali con la somministrazione di antibiotici. L’obiettivo che vorremmo raggiungere è quello di riuscire a limitare al minino l’uso degli antibiotici, puntando come già facciamo sulla corretta gestione dell’allevamento attraverso management e biosicurezza: pulizia meticolosa, spazi adeguati per ogni animale, eliminazione dello stress”.

Tra i requisiti richiesti per ottenere la certificazione biologica ci sono anche l’aumento degli spazi destinati a ogni singolo animale, “che devono avere metrature 4 volte superiori a quelli standard – spiega ancora Pizzagalli, – e, soprattutto, ogni maiale deve poter vivere in aree coperte e spazi aperti”.

Le scrofe non partoriranno più in una gabbia ma in un box (come già avviene negli allevamenti Fumagalli, che per questo nel 2015 hanno ottenuto la “Menzione d’onore Good Pig” dalla onlus Compassion in Word Farming) e anche nella fase della fecondazione le scrofe non saranno mai confinate ma sempre libere. Il mangime dei suini dovrà essere rigorosamente costituita da alimenti biologici, in parte coltivati nei terreni di proprietà dell’allevamento.

http://www.fumagallisalumi.it/bio/

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+
Tra dieci anni l'inverno si accorcerà di tre settimane
Comunità scientifiche divise su un diserbante: per l'Oms è cancerogeno, per l'Europa no

Comments are closed.

Top
LOADING CONTENT