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DEONTOLOGIA

Il punto in cui l’operatività
incontra l'etica.

23 marzo 2015

La difesa del Made in Italy parte dalle scelte degli imprenditori

Allevare, macellare e lavorare le carni sul territorio è garanzia di tutela della nostra cultura gastronomica.

Tutto il mondo ci invidia il nostro stile di vita, la bellezza dei nostri paesaggi, l’incredibile patrimonio artistico, l’eleganza dei nostri prodotti e la squisitezza del nostra cucina e della nostra produzione enogastronomica: quel “Made in Italy” che è diventato un marchio conosciuto in ogni angolo del pianeta.

Difendere questo patrimonio nazionale è un dovere dell’imprenditoria italiana, per non rischiare di perdere competitività in questi settori che ci vedono per ora campioni affermati. Il pericolo però non è sempre esterno, la ricerca spasmodica del contenimento dei costi di produzione e del prezzo di vendita più basso spinge molte aziende nostrane, incapaci di competere in qualità e di tenersi aggiornate con le richieste del mercato, nella tentazione di trasferire la produzione all’estero, in paesi con mano d’opera più economica o nell’acquisto di materie prime che di italiano non hanno nulla, non Fumagalli Industria Alimentare spa che ha deciso di costruire tutta la sua filiera in Italia, dagli allevamenti al confezionamento.

Nel settore agroalimentare questo rischio è ancora più grave, perché oltre a danneggiare un settore vitale dell’economia del nostro paese, mette a rischio la sicurezza dei consumatori.

Il vino, l’olio, i formaggi e i salumi, solo per citare alcune tipologie d’eccellenza italiana DOP e DOCG, sono imitati e falsificati in molti mercati internazionali, spesso persino con l’autorizzazione dei governi di quei paesi. Per arginare questa emorragia di risorse e di lavoro, i comparti produttivi devono radicare sul territorio nazionale la produzione e la lavorazione delle materie prime e influenzare le istituzioni italiane ed europee perché tutelino i nostri consorzi.

I successi non mancano: in Canada, con la dicitura in lingua italiana “prosciutto crudo”, da quest’anno potranno essere commercializzate solo le squisite cosce nostrane, sferrando un duro colpo a chi fino a oggi ha approfittato di questa denominazione, molto famosa oltre oceano, per vendere prosciutti che in Italia non hanno mai messo piede… scusate zampa.

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Finalmente siglato l'importante accordo tra Canada e Unione Europea per la tutela del “Prosciutto crudo”

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