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DEONTOLOGIA

Il punto in cui l’operatività
incontra l'etica.

30 novembre 2016

Nel cestino dell’umido ogni famiglia italiana getta in media 30 euro al mese di cibo ancora buono

Solo carne e pesce si salvano, almeno in parte, da questa piaga dello spreco.

L’indagine promossa dall’Osservatorio permanente di Last Minute Market (Università di Bologna) sugli sprechi alimentari degli italiani ha permesso di individuare alcune delle cause e quali alimenti contribuiscono allo sperpero di sedici miliardi di euro di cibo commestibile buttato in pattumiera all’anno.

In cima alla poco invidiabile top10 dello spreco troviamo: frutta, verdura, pane, salumi e formaggi. I motivi sono soprattutto l’eccesso di acquisti (poco meno del 50%), seguito dall’incapacità di conservare (25%), a distanza troviamo la seduzione delle offerte commerciali, la sovrapproduzione in cucina e l’accusa di una distribuzione di alimenti troppo prossimi alla scadenza.

Cresce la consapevolezza del problema tra i consumatori, ma non la percezione che lo spreco domestico sia la causa principale di questa piaga sociale e ambientale.

La buona notizia è che dopo la grande distribuzione, anche i piccoli esercenti sono pronti a fare la loro parte e, in accordo con Confesercenti, hanno siglato un patto per recuperare l’invenduto ancora buono, che si svilupperà in tre fasi: un’App per segnalare e individuare gli esercizi commerciali che offriranno “sconti di fine giornata”, un programma di ritiro e ricollocazione presso enti ed associazioni solidali accreditate del territorio di quanto ancora valido non può essere più venduto e infine un programma di informazione per negozianti e consumatori di “best practices” per evitare lo spreco alimentare.

Circa l’89% degli imprenditori si è detto pronto a fare la propria parte, le premesse sono ottime, speriamo di poter misurare i risultati a breve.

Bilancio di sostenibilità

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