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SOSTENIBILITÀ

Massimo impatto sui consumatori,
minimo impatto sull’ambiente.

4 gennaio 2016

Quante risorse naturali consumiamo per produrre gli alimenti che mangiamo tutti i giorni

Carnivoro, vegetariano o vegano: tutti gli stili alimentari hanno pro e contro.

Le diete, il tipo di alimentazione, l’impatto ambientale della produzione e lo spreco alimentare sono alcuni degli argomenti di discussione più amati sia in ambito privato, che pubblico.
A parte le motivazioni personali, una delle frecce scagliate da vegetariani e vegani ai carnivori è l’impatto ambientale della produzione di carne, sostenendo che l’allevamento, in particolare quella bovino, necessiti di molta acqua, terreno, mangimi e contribuisca sostanziosamente alle emissioni di gas metano.

Queste argomentazioni hanno portato negli Stati Uniti alla stesura di linee guida di comportamento alimentare, in cui si suggerisce un’alimentazione vegetariana proprio per ridurre il consumo di risorse. Ma non tutti sono d’accordo.
E’ di pochi giorni fa una ricerca della Carnegie Mellon University (CMU), che sostiene una tesi moto diversa, arrivando ad argomentare che cambiare lo stile alimentare degli americani con una scelta vegetariana, porterebbe a un aumento del consumo di energia (+ 38%), di acqua (+ 10 %) e di gas serra (+6 %). Risultati opposti ad altri studi di università americane e internazionali, anche se già ricercatori francesi due anni fa sostenevano che alcune diete “basate su grandi quantità di cibi derivati dalle piante” portano a emissioni più alte di gas serra. Ma come è possibile?

Molto dipende da quali parametri e quali tipologie di allevamento si considerano: per esempio se l’unità di misura di confronto è l’apporto calorico, carne bovina e lattuga hanno necessità di risorse produttive molto simili e se i vegetariani sottolineano che non ha senso paragonare i due alimenti, i carnivori difendono le loro preferenze ricordando che pollo e maiale, rispetto ai bovini, hanno bisogno di molto minor risorse per essere allevati.
Per non dimenticare un altro parametro poco considerato: lo spreco di cibo, molto più alto in media per i vegetali dato il loro costo minore e la maggior deperibilità.
Su due cose però tutte le ricerche concordano: che quello che portiamo in tavola ha comunque sempre un impatto sull’ambiente e che l’equazione sano per l’uomo uguale sano per l’ambiente è sbagliata, zuccheri aggiunti e grassi saturi hanno bisogno di poche risorse per essere prodotti, ma girovita e arterie non ne sono per niente felici.

http://www.fumagallisalumi.it/

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