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DEONTOLOGIA

Il punto in cui l’operatività
incontra l'etica.

5 febbraio 2016

Sono molti i consumatori disposti al falso per risparmiare

Il 25% dei consumatori ha acquistato almeno una volta nel 2015 un prodotto o servizio illegale, anche alimentare.

Un consumatore su quattro ha acquistato almeno una volta nel 2015 un prodotto o un servizio illegale: lo dice un’indagine di Confcommercio-Format sulla contraffazione e l’abusivismo che, oltre a tracciare con precisione quali sono gli articoli illegali che vanno per la maggiore, riporta anche l’identikit del consumatore illegale.
Dall’analisi dei dati emerge, ad esempio, che rispetto al 2014, l’anno scorso sono aumentati gli acquisti illegali di abbigliamento (+11,3%), calzature (+5,9%) e pelletteria (+2,8%), mentre è diminuito quello di prodotti contraffatti appartenenti alle categorie potenzialmente più pericolose per la salute, come alimentari, cosmetici e profumi (-5,4%).

La motivazione che ha spinto oltre il 70% dei consumatori a comprare prodotti o servizi illegali è di natura puramente economica: “mancano i soldi”, “i prodotti legali costano troppo” e “con quelli illegali si fanno affari”, e questo è il tenore delle risposte degli intervistati.
Nel 2015 è comunque cresciuta la consapevolezza degli acquisti illegali sui rischi per la salute (80% contro il 71% del 2014, con un aumento del 9%) e per la sicurezza (il 66,2% rispetto al 63,3% dell’anno precedente).
Il consumatore di prodotti e servizi illegali è in prevalenza donna (nel 59,5% dei casi), dai 35 anni in su (per il 79,2%), appartenente a un nucleo familiare di almeno due persone. Risiede principalmente al Sud (per il 43,5%), ha un livello d’istruzione medio-basso (per il 72,9%), è casalinga, pensionato, impiegato o operaio (per l’86,1%).

Tra gli effetti più dannosi prodotti dalle diverse forme di illegalità (contraffazione dei prodotti, acquisizione illegale di prodotti via internet, musica e videogiochi, abusivismo commerciale e/o esercizio illegale di una professione), le imprese indicano principalmente la concorrenza sleale (62,5%), la riduzione dei ricavi e del fatturato a causa delle mancate vendite (34,8%), la spesa per i servizi di videosorveglianza (17,7%), il dover rinunciare ad assumere nuovi addetti o, in qualche caso, a mantenere i livelli occupazionali attuali (16,2%).

http://www.fumagallisalumi.it/

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