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SICUREZZA

La tranquillità
di chi acquista e consuma
è puro orgoglio aziendale.

23 novembre 2015

Legambiente segnala una brutta e una bella notizia sulla nostra frutta e verdura

La presenza di residui di pesticidi è una costante, ma i quantitativi sono sempre sotto i limiti previsti dalla legge.

In Italia l’uso della chimica in agricoltura è sempre elevato (siamo i primi consumatori europei di fitofarmaci e molecole chimiche per l’agricoltura secondo l’ultimo rapporto Eurostat) ma va rilevato il costante aumento della superficie coltivata con metodo biologico (+23,1% dal 2010 al 2013) e la sempre maggiore diffusione di pratiche agricole alternative e sostenibili.
Nonostante ciò, il quadro che emerge dall’ultimo rapporto di Legambiente, “Stop Pesticidi”, è tutt’altro che rassicurante: il 42% dei campioni analizzati (su un totale di 7.132) risulta contaminato da uno o più sostanze chimiche. Il multiresiduo (presenza concomitante di più residui chimici in uno stesso campione alimentare), è salito di cinque punti percentuale dal 2012 al 2014, passando dal 17,1% al 22,4%, con campioni da record: uva pugliese con 15 diverse sostanze chimiche rinvenute; sette residui sul basilico in Liguria; otto sulle fragole analizzate a Bolzano.

Un dato confortante però c’è: secondo le analisi dei laboratori pubblici regionali i limiti di legge per la presenza di determinate sostanze chimiche oltre il quantitativo permesso o per tracce di sostanze vietate dalla normativa attuale, vengono superati solamente dallo 0,7% dei prodotti agricoli o derivati testati.

Gli studi scientifici hanno ampiamente dimostrato gli effetti che l’uso non sostenibile dei pesticidi produce anche in termini di perdita della biodiversità, riduzione della fertilità del terreno ed accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli. Ad esempio, l’uso spropositato di erbicidi a largo spettro per il controllo delle infestanti, quali il ben noto glifosato, lascia i suoli perennemente nudi ed esposti. Proprio sulla questione dell’utilizzo del glifosato si è attivato il Tavolo delle 17 associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica, di cui Legambiente fa parte, richiedendo ai ministri della salute, dell’ambiente, delle politiche agricole di intervenire per impedirne definitivamente la produzione, la commercializzazione e l’uso, dopo che lo IARC, l’agenzia per la ricerca sul cancro dell’Oms, lo ha classificato come sicuro cancerogeno per gli animali e fortemente a rischio anche per l’uomo.

http://www.fumagallisalumi.it/

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